Il primo desiderio

Adesso l’ho capito: l’irrequietezza di ogni mia curva, quella dei fianchi, delle natiche, del seno, del ventre, è stata disegnata apposta per te.

Per la spigolosità del tuo essere, per ogni tua vertebra che sporge, per ogni tua vena che ti solca, per ogni tuo muscolo che si tende.

Il tuo essere convesso, la mia concavità.

Questa mia carne che mai si riposa, che mai si soddisfa, che mai si ferma si accetta si sorride, questa mia carne vuole te dentro di sé.

Te, te soltanto.

Te, o nessun altro.

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Nero su bianco

Amo di te il tuo silenzio. Le tue mani forti da uomo. Il tuo naso e le sue lentiggini. Le cose che dici, e pure quelle che non dici. Le cose che sai, e anche quelle che non sai.

Amo di te quello che mi fai provare quando siamo insieme: il desiderio e il mistero, la tenerezza, l’attesa e la trepidazione, la lentezza, la scoperta e il viaggio.

Amo di te i prati che hai attraversato, i boschi che hai vissuto, gli odori che ti hanno guidato.

Amo di te la donna che hai trovato in me.

Amo di te l’uomo bambino, ma anche il bambino uomo. La tua ironia. Il tuo codice comunicativo tutto personale. L’arte che emani.

Amo il tuo andare oltre i miei discorsi.

Amo la noncuranza con cui nuoti nel mondo, ma anche l’acume più spietato con cui affetti ogni atomo di questa terra.

Amo il tuo corpo allungato, resistente e flessuoso come un giunco.

Amo le tue lunghe ciglia.

Amo la passione che ti alimenta e ti annienta nello stesso attimo.

Ma soprattutto, ancora una volta, amo le tue mani, in cui si concentra tutto il tuo essere e dove i nostri desideri si scontrano e si incontrano, si riscontrano per poi incontrarsi di nuovo.

Così ti amo, così amo te.

La lista potrebbe continuare, ma ci sono sfumature che la scrittura non coglie, ci sono motivi che il pensiero insegue senza mai giungere a destinazione. Eppure sono forze non meno esistenti e concrete di tutte le parole che mi sono appena scivolate qui, nero su bianco.