Cuore di pietra

Era il suono rilassante della parola “caffè”, il finale a sorpresa della parola “jazz”, le infinite possibilità racchiuse nella parola “cielo”. Era ruvido come un “borbottio”, placido e profondo come l’“eco”. Era.

Poi la fitta al petto che accompagna il suo nome, la tristezza della parola “fine”, la rabbia dell’assenza della parola “inizio”. Rassegnazione nel “mai”. La paura, la delusione, la ferita che sanguina. Di nuovo soli, soli da sempre.

Ti vedo, e non ti ho conosciuto mai. Ti vedo, e ti ho conosciuto fin troppo. Ti vedo, e quel che vedo mi piace. Ti ho guardato meglio, e quel che ho visto non mi piace più. Forse non mi è mai piaciuto.

Parole, parole, parole: quante sussurrate tra sé e sé, quante scritte al riparo da sguardi indiscreti, quante sperate, quante mai pronunciate, quante racchiuse in uno sguardo. Quante sprecate. Quante quelle di adesso che davvero non ti meriti.

Vorrei essere più saggia, più capace di farti del male quanto sei riuscito a farne a me. Vorrei essere un uomo per saper ferire come sai fare tu. Vorrei il tuo distacco dai sentimenti, vorrei la tua disumanità. Dove l’hai ottenuta? Quanto ti è costata? Ne è valsa davvero la pena?

Ora io sono qui, incredula, ferita da tanta meschinità e malignità, spettinata da tanta ipocrisia, spintonata da tanto sangue freddo, graffiata da una così tenace aridità d’animo. Non credevo potessi arrivare a tanto.

Non avrei dovuto abbattere i muri della mia diffidenza, non avrei dovuto lasciarmi affondare nelle mie ingenuità, bevendo le mie ottuse illusioni tutto d’un fiato. Sono stata sciocca a pensare che chiunque abbia un minimo di riguardo per i sentimenti altrui, che chiunque abbia una dignità da difendere. Guardo le mie unghie spezzarsi insieme alle mie difese e agli alibi che costruivo per te.

Sai una cosa? Forse ciò che davvero mi ferisce, l’unico dettaglio che mi punge davvero nel profondo, è che di nuovo, inesorabilmente, le mie ultime parole sono ancora dedicate a te. Non te le meriti, non te le sei mai meritate. Perciò ti assicuro che questo sarà l’ultimo barlume di fiato che sprecherò per te, cuore di pietra.

Rossana Campo, “Lezioni di arabo”

– Suleiman, senti una cosa, io lo capisco che siamo diversi, che abbiamo storie diverse, però se continuiamo a vederci mi piacerebbe raccontarti qualcosa di me, dirti cosa succede a una donna quando si apre, quando si fa entrare dentro qualcuno…

– Perché, è diverso per una donna?

– Bè, è diverso il desiderio, e il senso di violenza che è legato a questo aprirsi.

– Cosa vuoi dire

– Forse tutte le donne hanno questo fondo di masochismo, forse è il modo in cui riusciamo a tenere insieme tutti i casini che ci capitano. Sentiamo dolore e piacere e ci apriamo alla possibilità di essere distrutte da un uomo, però finiamo per amare tutto questo. Finiamo per non avere più stima di noi stesse, e facciamo finta di niente.

– Non sarà così per tutte le donne, dice Suleiman.

– Forse no, ma ci esponiamo sempre a un grande rischio, il rischio di perdere noi stesse, di essere distrutte.