Mio zio – Carmen Consoli

Ho messo il rossetto rosso

in segno di lutto

e un soprabito nero,

era un uomo distinto mio zio.

Madre non piangere, ingoia e dimentica

le sue mani ingorde tra le mie gambe,

adesso sta in grazia di Dio.

Brava bambina, fai la conta,

più punti a chi non si vergogna,

giochiamo a mosca cieca,

ché zio ti porta in montagna…

“Porgiamo l’estremo saluto ad un animo puro,

un nobile esempio di padre, di amico e fratello.”

E sento il disprezzo profondo,

i loro occhi addosso,

ho svelato l’ignobile incesto

e non mi hanno creduto.

Brava bambina, un po’ alla volta,

tranquilla, non morde e non scappa,

giochiamo a mosca cieca,

ché zio ti porta in vacanza.

Brava bambina, fai la conta,

chi cerca prima o poi trova,

gioiuzza, fallo ancora,

ché zio ti porta alla giostra…

ché zio ti porta alla giostra…

 

Ho messo un rossetto rosso

carminio

e sotto il soprabito

niente,

in onore del mio aguzzino.

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Dolore bianco

I miei occhi incollati ai tuoi. Sguardo statico, dolorosissimo. I miei si riempiono di lacrime, faticano a trovare le parole per qualcosa che di fatto non le permette. I tuoi rimangono immobili, fissi nei miei, asciutti ma disperati, feriti in modo indicibile. È sempre stato così, lo capisco solo ora dopo mesi, anni di elucubrazioni: la vera differenza tra me e te sta nel fatto che io piango fuori, tu sempre e solo dentro.

Mi rendi impotente e colpevole spettatrice del tuo dolore bianco. Vuoi che entri nelle tue pupille cupe e senta sulla mia pelle il gelo sconsolato del tuo temporale interiore, il bruciore della ferita che ti sto inferendo da tanto, troppo tempo. È ora di decidere, mi implora il tuo silenzio assordante.

Il fatto è che questa decisione è la cosa più difficile e sofferente che mi sia mai capitata. In bocca sento l’amaro della mia cattiveria, il disgusto per me stessa e per l’amore e la serenità che non riesco a darti, che forse non ti darò mai. Sul palato la triste nausea che ti lascio addosso, tutto quello che ti lascio di me.

Sai, vorrei essere diversa, vorrei far parte di un mondo perfetto in cui le persone splendide come te riescono a scalfire il muro nel cuore delle persone come me. Purtroppo non è così, e non sai quante lacrime condiscano questa consapevolezza. Sono passati due anni, e le mie stanze sono tornate irrimediabilmente solitarie. Mi odio per questo. Sono il nemico di me stessa e della mia possibile, svanita felicità.

Sei il principe azzurro che cavalca nei miei pensieri, e io oggi ti sto rifiutando. Temporeggio, piango, non decido. Mi detesto. Ci avevo creduto, tantissimo, non so se crederci ancora. È dura, sai. È dura ammettere di non essere perfetta e di amare la sofferenza più di quanto potessi immaginare. È dura guardare indietro, a due anni fa, e vedere quello che non riesco a recuperare, a prolungare. Eppure è così vicino, perché non riesco ad afferrarlo? È dura accettare di allontanarsi, non so ancora per quanto, da quel calore immenso che irradiavi per me, solo per me. È dura rinunciare a tutto questo.

Non può finire così. Tu ti sei sforzato, hai dato il meglio di te, sei stato fantastico, impeccabile. Pur di non perdermi mi hai seguito, infinitamente paziente, in tutte le mie mosse, i miei capricci, i miei dubbi, i miei tormenti. Instancabile, sempre fedele. Un amore così tenace e incondizionato non lo si trova due volte, e di questo te ne sarò per sempre grata.

Scrivo nel grigiore di queste giornate. Piove fuori e dentro. Il cielo è più basso che mai. Non voglio che questo silenzio rassegnato ci seppellisca, ti seppellisca.

L’idea di farti del male mi tormenta, so che è inevitabile per potermi chiarire, ma è qualcosa di tragicamente ingiusto nei tuoi confronti. Non te lo meriti, lo urla il mio pianto.

Devo ferirti per non continuare a ferirti, sono parole ipocrite ma terribilmente vere. Devo agire, ma ancora prima di farlo vorrei scusarmi con te, dirti che mi dispiace.

Ti dico che ti voglio bene, non sai quanto te ne voglia, ora più che mai. Dall’altra parte della cornetta un silenzio incazzato, una risatina sarcastica che mi risponde tetra: “Non sono mica un cane”. Lo capisco, non ti basta. Ma è il sentimento più forte, il legame più profondo che abbia mai provato per un principe azzurro. Tanti hanno bussato al mio castello, nessuno è rimasto. Tranne te. E questo affetto, questo amore che provo è ciò che ho di più sincero, te l’assicuro. Accettalo, quando quest’aria pesante si sarà fatta più leggera, quando potrai (potremo?) permetterti di accettare, se mai accadrà.

Sappi solo che mi dispiace.

Per ora rimango sola e disillusa, in un prato di sogni crollati.

Carmen Consoli – Blunotte

Forse non riuscirò
a darti il meglio,
più volte hai trovato i miei sforzi inutili

Forse non riuscirò
a darti il meglio,
più volte hai trovato i miei gesti ridicoli

Come se non bastasse
l’aver rinunciato a me stessa,
Come se non bastasse
tutta la forza del mio amore…

E non ho fatto altro
che sentirmi sbagliata
ed ho cambiato tutto di me
perché non ero abbastanza
ed ho capito soltanto
adesso
che avevi paura.

Forse non riuscirò
a darti il meglio,
ma ho fatto i miei conti e ho scoperto
che non possiedo di più

Come se non bastasse
l’aver rinunciato a me stessa,
Come se non bastasse
tutta la forza del mio amore…

E non ho fatto altro
che sentirmi sbagliata
ed ho cambiato tutto di me
perché non ero abbastanza
ed ho capito soltanto
adesso…

E non ho fatto altro
che sentirmi sbagliata
ed ho cambiato tutto di me
perché non ero abbastanza
ed ho capito soltanto
adesso
che avevi paura.