Casa sua

C’è poco da fare, non mi piace. Casa sua non mi piace. Sarà che il quartiere è di una tristezza infinita (è nei pressi della stazione, e ho detto tutto), ai margini della vita, con quelle case tristi, tutte uguali, tutte quadrate, con quegli alberi perennemente miseri e spogli e quel cielo perennemente grigio. Sarà che la casa è sempre sporchissima, piena di polvere che si accumula in continuazione, con i portaceneri straboccanti di cicche mai buttate, con macchie su qualsiasi superficie (anche le tovagliette che ho portato là, perché non si mangiasse sul tavolo nudo senza tovaglia – cosa che odio – ora sono un insieme di macchie di sugo, caffé e altro su cui non indago), ed essendo così sporca mi siedo sull’orlo delle sedie e non so mai dove appoggiare la roba per paura si macchi. Sarà che ci vivono in quattro (non è colpa loro, per carità), e quindi ovviamente devo fare mille giri dalla sua camera al bagno solo per prepararmi, a ritmo vestiti-prendi la roba-vai in bagno-ti sei scordato le lenti-rivestiti-torna in camera-torna in bagno con le lenti-svestiti. Sarà che in quella casa si perde la nozione del tempo, e su quattro coinquilini che ci vivono, tre (tra cui lui) vanno a letto alle 4 (e fin qui nulla da dire) e non si svegliano mai prima delle 2, ritmi affatto miei, capite la mia noia. Sarà che semplicemente non è casa mia e quindi devo alzare il culo per andarci e ciò mi rompe perché sono esageratamente pigra, lo ammetto. E sarà anche che sono un po’ schizzinosa. Ma c’è poco da fare, a me andare a casa sua non piace. Lo faccio solo per fare contento lui. E non è che non me ne vergogno, anzi, faccio già fatica a scriverlo qui, ma devo sfogarmi. Che ci devo fare? Da un lato giustamente mi dico:"Figlia mia, smettila di fare la schifiltosa perché le case degli studenti spesso sono così, non è colpa di nessuno, sei tu che sei viziata, e in più è il tuo ragazzo, è giusto che vai da lui", dall’altra però non posso non ignorare la mia enorme ritrosia nell’andarci. Penso a chi me lo fa fare di stare in un posto in cui non voglio stare. Si potrebbe obiettare: ma è sempre la casa del tuo ragazzo, il solo fatto di passare del tempo con lui dovrebbe invogliarti ad andarci. Errato: la mia pigrizia e schizzinosaggine riesce ad andare oltre a questo (è dura ammetterlo, ma non posso non vedere questo mio enorme difetto). Davvero, non è mancanza d’amore, perché lo amo e so di amarlo e so pure che in casa sua lui è quello che pulisce più di tutti il meglio possibile, ma è proprio fastidio puro. E non immaginatemi come una fissata della pulizia, nient’affatto. In camera mia regna il disordine, e riesco benissimo a tollerare il disordine altrui, non me ne importa nulla (e poi, sono onesta, camera sua è disordinata esattamente quanto la mia, e credo sia la stanza più pulita della casa). Semplicemte non mi piace andarci. E qui cominciano i casini. Non posso dirglielo, o perlomeno quella volta che l’ho fatto lui giustamente ci è rimasto male. E vorrei vedere, è casa sua. Anch’io ne sarei stata mortificata e probabilmente mi sarei pure incazzata. Quindi non posso insistere sull’argomento. Probabilmente dovrò sforzarmi a ignorare il problema. Ma il problema, riuscirò ad ignorarlo?

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