Senso di colpa o contentezza?

Lui ora è via, è lontano, starà 8 giorni a Berlino insieme ad alcuni suoi amici-compagni di facoltà. Io ora sono qui, a casa, a Bologna, e cerco in ogni modo di convincermi che non c’è nulla di cui preoccuparsi, recito la parte della fidanzata matura e comprensiva che sa che non gli sarà possibile chiamarmi o mandarmi messaggi tutti i giorni, per via dei costi e delle batterie del suo cellulare. E fin qui tutto bene, lo capisco sul serio, anche se devo spesso trattenermi dal pensare a quanto mi manca e devo un po’ reprimere l’irritazione per cui, ogni volta che termino un esame e finalmente sarei un po’ più libera di passare del tempo con lui, ecco che lui parte, ha qualcosa da fare da qualche parte, si deve allontanare da Bologna, così che io rimango sola e non ho ancora potuto stare con lui senza avere il pensiero a qualche esame da dare e per cui finire di studiare. Ma questo non è ancora il punto. Il punto è, in realtà, che io so perfettamente che lui sta visitando la città a cui ha rinunciato per la specializzazione all’estero, "perchè ci sono comunque anche alcune specializzazioni in Italia, tra cui a Bologna, che mi interessano", ma io so e anche lui l’ha detto, che oltre a questi pensieri, c’è anche il fatto di avermi incontrata… Niente di più romantico e meraviglioso, vero? Già… ma la verità è… che io ho paura. Ho paura perchè finora nessuno aveva fatto una scelta così per me, nessuno aveva riposto così tanta fiducia in me e nella relazione con me, è un gesto a cui non sono abituata, nessuno mi aveva mai dato così tanta importanza… Io ne sono molto felice, perchè so di essermi innamorata di lui, come non mi era mai capitato… ma ho paura lo stesso, perchè a volte mi sorgono pensieri come "E cosa accadrebbe se la nostra storia finisse? Se passasse del tempo e capissimo di non amarci più? Lui mi odierebbe perchè gli ho impedito di andare all’estero, in una città che peraltro so che gli piace da morire, in cui l’arte si respira ovunque, una città che sono convinta gli darebbe tantissimo, in qualità di stimoli, d’ispirazione, di nuove visioni del mondo, una città che secondo me darebbe una svolta alla sua vita (perchè me lo sento che sarebbe così)?". Questi pensieri mi spaventano, io non voglio che un giorno lui mi odi, io non voglio essere per lui un ostacolo alla piena e libera realizzazione del suo futuro, a cui lui ha tutto il diritto… Cosa devo fare? Essere solo felicissima per la sua scelta di rimanere e di continuare a vivere la nostra bellissima storia, ma con un segreto senso di colpa da parte mia per "avergli messo i bastoni tra le ruote"? Oppure dovrei costringerlo a capire davvero se è realmente sicuro di voler rinunciare a questa bellissima e importantissima esperienza a Berlino, anche se questo significherebbe che lui partirebbe per un’altra nazione, andando a vivere lontano da me e facendo naufragare la nostra storia, la prima a cui io tengo veramente? Che fare, agire per me o per lui? E il reale "per noi" dove va a finire? In una ipotetica bilancia, pende dalla parte del "per lui" o del "per me"? E siamo proprio sicuri che, se il "per noi" significasse che lui rimanesse a Bologna, questa scelta "per noi" non andrebbe a danno suo, e quindi contro tutto ciò che è "per lui", per il suo bene?
Oggi mi ha scritto un messaggio dicendo che "Berlino è una città geniale, se non fosse per te non tornerei"…Sono profondamente divisa… Senso di colpa o contentezza?
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Parole e pensieri in libertà: solo per me

"Piove e intanto penso:’ha quest’acqua un senso?’"
E’ una canzone che mi piace, mi ci ritrovo parecchio, ultimamente. Decido di appiccicarmela sul messaggio personale di msn, tanto per ricordarmi che in questo periodo di sensi ne sto cercando parecchi… Svuoto esperienze e ne riempio altre quasi fossero tanti scatoloni prima di un trasloco. Per dove? boh…
 
Mi piove dentro, fatico a trovarlo, questo maledetto senso… Gli esami all’università, le sedute dalla mia dottoressa (che tanto mi soddisfano, quanto mi mettono in crisi), i rapporti non esattamente messi a fuoco con mia sorella, con mia madre, con mio padre, amici vecchi e nuovi, crossingtv, akio, la passione di scrivere, tutto mi appare grigio e sfocato, in attesa di un po’ di colore carico di senso, di un senso mio personale che ravvivi ogni mia esperienza facendola diventare davvero la MIA esperienza, e di nessun altro… (non so se le parole che sto scrivendo questa sera siano comprensibili dall’esterno, temo di no, ma non importa, sono parole indirizzate a me, la loro missione è rivolta all’interno, è più centripeta che centrifuga…)
 
Poi però, tanto fortunatamente quanto improvvisamene si apre un varco, si fa strada la luce del sole, spunta l’arcobaleno. Mi rassereno un po’, finalmente.  Al diavolo il senso, a volte lo percepisco, a volte no, a volte realizzo che sto crescendo, e che lo si capisce dal fatto che sto imparando a fare delle scelte, e ad assumermi le conseguenti responsabilità. Banale, forse? Forse, ma non per me.
Sono in crisi, al momento, ma è una crisi che ho scelto io, la terapia è una scelta mia, e solo ora ne sto assaporando la reale consistenza. Tutto questo puzza di maturità, e la maturità mi fa ancora paura, non so perchè…
E dire che è una scelta coraggiosa, la mia. Non sono tante le persone che hanno il fegato di affrontare le proprie paure e le proprie sofferenze, è più facile credere agli alti e bassi della sorte. Paradossalmente la più grande paura dell’uomo è sè stesso. Ciò detto, dopo queste considerazioni ammetto di essere piuttosto contenta e soddisfatta di me stessa per avere il coraggio di guardarmi dentro (me lo merito un pochino, no?). Vi tranquillizzo, leggo ancora gli oroscopi, non ne posso fare a meno.
 
L’unica cosa che mi sta andando bene è l’amore. Incredibile, vero? Chi mi conosce, e anche chi non mi conosce (basta darsi una letta al mio blog, per capire in fretta) sa bene quanto per me questo sia sempre stato l’ambito che non riusciva mai a soddisfarmi, vedevo l’amore, l’innamoramento, come un sentimento effimero, irraggiungibile, che io mi vedevo quasi precluso, un qualcosa che dura poco e che non è mai particolarmente profondo… come mi sbagliavo, e che fortuna per me adesso poter capire cosa mi perdevo. Ora finalmente ci sono arrivata anch’io: mi sono Innamorata, e per questo… ho pianto. Assurdo, penserete…
Solo apparentemente. Si tratta semplicemente di rendersi conto all’improvviso che quella persona che hai di fronte è quella che non vuoi assolutamente perdere, non lei e non ora, quella che ha nelle sue mani la tua serenità e la tua sanità (soprattutto mentali) del tuo futuro prossimo, il tuo destino (poichè per qualche tempo, poi, dipenderà da lei la tua futura visione, rosea o funerea, del mondo), quella che, volente o nolente, ti ha legato a sè, può fare quello che vuole, tanto tu sei nelle sue mani, e con un minimo gesto potrebbe farti soffrire come nessuno potrebbe fare, eppure questo non cambierebbe le carte in tavola, perchè tu sei e rimani innamorato di lei, perchè l’amore non è un sentimento che si può controllare, e non scompare da un minuto all’altro come un’ombra sul muro.
Ecco, quindi, che nasce la paura, che sgorga dentro di te come potrebbe fare una corrente d’acqua quando sfonda un argine, la paura che quella persona ti abbandoni, non ti corrisponda, ti faccia soffrire con la cieca indifferenza di chi non sa, non capisce, non condivide.
Sentirsi vulnerabili e sentire di non avere più il controllo della situazione fa paura, eccome. E per questo fa anche piangere. Però, che paura meravigliosa… credo sia l’esperienza che più di tutte valga la pena di provare. Forse la più carica di senso, e qui, il senso, ce lo vedo tutto.