Gabriele Romagnoli, “Solo i treni hanno la strada segnata”

Alle 22 e 7 minuti di una notte di fine Maggio due uomini stavano seduti su una panchina, nella stazione della metropolitana di Hunter College, a New York. Erano simili per aspetto ed età: quarant’anni circa, pelle bianca, fisico asciutto, capelli corti. Nell’attesa del treno vagavano collo sguardo.
Un ragazzo si avvicinò. Aveva l’aspetto di uno studente: pelle scura, pizzetto scolpito, la camicia a scacchi fuori dai jeans, uno zainetto portato al contrario, con la sacca sulla pancia.
Fece cadere la domanda a metà strada fra i due uomini. La formulò in maniera impersonale, senza rivolgersi a nessuno dei due in particolare. Chiese:"Sapete l’ora?".
Uno dei due uomini sulla panchina fissò il ragazzo, con diffidenza. L’altro abbassò lo sguardo e, insieme, ruotò il polso. Il suo orologio aveva un quadrante blu.
Disse:"Le dieci e sette".
Il ragazzo sorrise. Disse:"Grazie". Infilò la mano nello zaino, estrasse la pistola e sparò tra gli occhi all’uomo che non aveva risposto. Neppure un istante, nel farlo, smise di sorridere.
Annunci

Emilio Tadini, “Eccetera”

 
<< Saremo già tutti morti, vigliacchi e coraggiosi, con patente o senza. Sentiremo freddo ai piedi, freddo ai polpacci, freddo alle ginocchia, e continueremo a fischiettare e a dire cazzate con la nostra bocca ancora un filo tiepida. Questo è poco ma sicuro. L’ultima cosa a morire non è la speranza, sai, è la voglia di chiacchierare.
Che in fondo è una speranza anche quella. Che le cazzate ci sopravvivano, voglio dire… E guarda che è meno tremendo di quanto possa sembrare. Senza cazzate non ti senti a casa. Pensaci. Sono come l’acqua per i pesci rossi.>>